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L' importanza delle attività economiche pordenonesi è da ricondurre alle tradizioni artigianali e commerciali già documentate alla fine del Medioevo. Le acque del fiume Noncello (Naonis) e delle numerosissime roggie secondarie sono all' origine del progressivo sviluppo artigianale e manifatturiero della città, a partire dal XVI secolo.
Dapprima come importante polo produttivo nel settore della carta, raggiunse nell' Ottocento un' espansione tale da diventare meta ambita per gli emigranti. In quegli anni Giuseppe Galvani prima, proprietario di quattro cartiere e impegnato con successo anche nel settore della ceramica, Amman-Wepfer poi, con i loro stabilimenti tessili che riuscirono ad impiegare quasi 12.000 operai (su circa 25.000 abitanti!); furono protagonisti di primissimo piano dell' ossatura produttiva della città. Il cotonificio di Borgomeduna, sorto nel 1875, fondato da Alberto Amman e Emilio Wepfer, ha cambiato il volto della città trasformandone l’economia, incidendo sul tessuto sociale e contribuendo alla crescita politica delle organizzazioni dei lavoratori

Non certo meno importanti nel secolo scorso le aziende meccaniche come Savio e Zanussi. E’ nel 1916 che Antonio Zanussi, giovanissimo operaio riparatore di stufe e cucine a legna in una piccola ditta artigiana di Pordenone, in mezzo ad una guerra mondiale, senza altro capitale che non fosse una birllante intuizione, uno spiccato ingegno ed un fervente entusiasmo, fonda la sua azienda a Pordenone: l’Officina Fumisteria Antonio Zanussi. In pochi anni il laboratorio di trenta metri quadri con 3 dipendenti, seguendo la logica dell’accumulazione del capitale e dello sviluppo di una rete commerciale organizzata, riesce ad ampliare la propria struttura e produzione andando ad occupare nel 36 una superficie di 3000 metri quadrati con l’impiego di 100 persone. Di li a poco nasce il primo modello standard di cucina a legna: la gloriosa AZP con piastra in ghisa destinata al successo a livello internazionale. Gli eventi della storia italiana segnano poi il futuro dell’azienda la cui dimensione artigiana viene superata nel dopo guerra: il prodotto viene concepito in una prospettiva di volumi crescenti e quindi di standardizzazione della produzione. In quest’ottica, ha inizio la diversificazione su base tecnologica. E’ il periodo del miracolo economico; nelle case entra la televisione, la 500 e ben presto, anche grazie alla produzione in serie di Zanussi, il frigorifero fa capolino così come la lavabiancheria.
Nel 1911 Marcello Savio fonda una piccola impresa artigiana che in seguito si specializza nella produzione di componenti per l'industria tessile locale. Il grande impegno familiare e la qualità del prodotto consentono a Savio di assumere man mano un ruolo importante nel settore delle macchine tessili, in particolare per le roccatrici, le accoppiatrici e i ritorcitoi. Negli anni del miracolo economico, Savio ottiene un significativo riconoscimento dal mercato, registrando una crescita considerevole, e contribuisce in modo determinante alla diffusione della cultura tecnica nel territorio. L'adozione di avanzati sistemi di formazione del personale e la continua rotazione delle risorse interne, che acquisiscono una conoscenza completa di tutti i processi produttivi, fanno maturare sia all'interno che all'esterno dell'azienda, con il coinvolgimento di un esteso indotto, generazioni di tecnici altamente specializzati.
Sfruttando anche i diversi laghetti artificiali e non, pordenone fu la prima città in Italia a dotarsi di illuminazione pubblica a corrente elettrica (1888), il cotonificio Amman fu il primo in Italia a dotarsi di una turbina per la produzione di corrente elettrica alternata; si meritò l' appellativo di "Piccola Manchester".
La città porta ancora i segni di quella straordinaria presenza. Fabbriche abbandonate ormai derelitte, canali che oggi servono solo a produrre un po' di energia elettrica, nomi di vie e istituzioni assistenziali, richiamano un passato di cui i giovani della città sostanzialmente nulla sanno. Eppure sopravvivono ancora oggi alcune parole che sono entrate nella nostra lingua per non uscirne più e che originano dal lavoro e dalle tecnologie tessili.
Fonti
- Flavio Crippa, Ivo Mattozzi, Archeologia industriale a Pordenone. Acque e fabbriche dal XV al XX secolo, Del Bianco editore, Udine
- Cecutti D., Pordenon de 'na volta - Edizioni La Libreria di Demetra, Pordenone
- Memoria della Città: Cotonificio - http://storiastoriepn.it/
- Libera Università dell' Autobiografia
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